Articolo 18: come potrebbe cambiare dopo il Jobs Act

Il nuovo Articolo 18, nella proposta del testo della legge-delega del Jobs Act di Renzi, prevede un imponente riordino dei contratti di lavoro. La semplificazione delle forme contrattuali ridurrebbe il lavoro sostanzialmente a due tipologie: lavoro autonomo e lavoro dipendente con contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.  

Il nuovo contratto a tempo indeterminato previsto dal Jobs Act offre garanzie minori rispetto all’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori licenziato nel 1970. Nel dibattito al Senato la proposta del Governo Renzi riguarda la definizione delle tutele crescenti, previste dall’art. 4 b) del decreto legislativo. Secondo l’ipotesi del premier le tutele sarebbero relative all’anzianità di servizio, ma il reintegro in caso di licenziamento sarebbe previsto solamente per accertata discriminazione. Il sistema di indennità quindi premierebbe i dipendenti licenziati con più anni di servizio sulle spalle.

L’emendamento all’art. 4 del d.lgs., promosso da numerosi senatori del PD, prevede l’obbligo di reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa dopo 3 anni di servizio dal momento dell’assunzione. Questa soluzione costituirebbe una via di mezzo fra il vecchio Articolo 18 e la proposta di Renzi. Il NCD appoggia la linea governista e sarebbe per l’introduzione delle tutele crescenti tout court, senza possibilità di reintegro. Non si esclude un possibile compromesso fra i “riformatori” e i “conservatori”. L’obbligo di reintegro del lavoratore potrebbe scattare dopo un certo numero di anni di servizio presso l’azienda, superiore ai 3 proposti dall’ala di sinistra del PD.

Altre previsioni normative del Jobs Act  che modificano lo Statuto dei Lavoratori riguardano i demansionamenti. Durante i processi di riorganizzazione o di ristrutturazione aziendale sarebbero possibili modifiche dell’inquadramento professionale del dipendente, tenendo conto della sua professionalità e delle sue condizioni di vita, al fine della conservazione del posto di lavoro. Il Jobs Act abroga inoltre il contenuto dell’art. 4 dello Statuto, che prevede il divieto dei controlli a distanza. Secondo la nuova normativa il datore di lavoro avrebbe diritto a introdurre nell’azienda delle nuove forme di controllo tecnologiche non invasive della privacy e della riservatezza.

Si tiene a precisare che il decreto legislativo deve essere ancora approvato e di conseguenza le previsioni contenute in questo articolo potrebbero essere superate dagli eventi.

 

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