Articolo 18 e demansionamento: le ultime sul Jobs Act

La novità sull’Articolo 18 è che non c’è alcuna novità. Il Jobs Act, nella parte che riforma le tutele del lavoratore dipendente, resta identico alla versione licenziata dalla commissione al Senato. La battaglia parlamentare continua, con la minoranza di sinistra del PD che si oppone alla riforma. Ma per stroncare la resistenza il premier Renzi ha autorizzato il ministro Boschi a porre la fiducia sulla legge-delega al Senato. Da sottolineare però la tipizzazione delle cause di licenziamento: il decreto legislativo del governo circoscriverà con chiarezza i casi in cui è prevista la possibilità di reintegro del lavoratore.

Il Governo Monti, con la l. 92/2012 (Legge Fornero), ha affiancato alla tutela reale, propria dell’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, la tutela indennitaria in situazioni specifiche, come nel caso di un licenziamento per motivi economici. In caso di crisi e di necessità di riorganizzazione da parte dell’azienda, il datore di lavoro può corrispondere solo un indennizzo al dipendente, senza obbligo di reintegro. Questo scatta solo nel caso di manifesta insussistenza di condizioni economiche critiche, e viene regolato analogamente ai licenziamenti per motivi disciplinari.

Dibattito al Senato non solo su Articolo 18 ma anche sul demansiomento. L’emendamento all’art. 4 del Jobs Act prevede la possibilità di adibire un dipendente a una mansione inferiore rispetto alla precedente. Questa decisione, durante il processo di riorganizzazione e di ristrutturazione aziendali per motivi economici, non comporterebbe però una riduzione salariale. Questa pratica è vietata dall’art. 13 dello Statuto dei Lavoratori, ma la Corte di Cassazione ha ammesso come eccezione, con una serie di sentenze a partire dal 1993, la possibilità di demansionamento nell’interesse del dipendente, per evitarne il licenziamento. Proprio questa facoltà da parte del datore di lavoro sarebbe normalizzata dal Jobs Act. I limiti alle modifiche dell’inquadramento del lavoratore sarebbero introdotti successivamente con il decreto legislativo, ma essi sono previsti in linea di principio dall’emendamento presentato.

Nel Jobs Act è presente inoltre una proposta per introdurre il salario minimo per i lavoratori subordinati e, in via sperimentale, anche per i co.co.co.

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>