Articolo 18 in Europa: come funziona il licenziamento all’estero

Il superamento dell’articolo 18, proposto dal Jobs Act, sta infiammando il dibattito politico e pubblico. All’estero il licenziamento senza giusta causa viene trattato in modo diverso a seconda della tradizione giuridica del Paese che esprime coerentemente la sua normativa particolare. Per esempio negli USA, Paese simbolo del capitalismo, la libertà di licenziamento è pressocché totale, anche se recenti pronunce giurisprudenziali mostrano un certo riconoscimento antidiscriminatorio. In Europa invece i singoli ordinamenti nazionali offrono diverse declinazioni di tutela per i lavoratori.

In Francia è previsto il licenziamento individuale per motivi personali ed economici in presenza di una “causa reale e grave” che deve essere apprezzata dal giudice. In mancanza di un riscontro di validi motivi il tribunale può proporre il reintegro del lavoratore, che però può essere rifiutato dal datore di lavoro. In questo caso al lavoratore spetta un’indennità pari o superiore alle ultime 6 mensilità e il datore di lavoro deve rimborsare allo Stato il sussidio di disoccupazione elargito al dipendente licenziato senza giusta causa.

In Germania il licenziamento è legittimo per ragioni inerenti alla condotta del lavoratore o per condizioni economiche che rendano impossibile la prosecuzione del rapporto lavorativo, ma il datore di lavoro, cui ricade l’onere della prova, deve seguire rigorosamente una procedura. In caso di mancato rispetto di questa il datore di lavoro deve corrispondere un’indennità pari alla somma delle metà dei salari mensili per ogni anno di anzianità. Il lavoratore però può sempre ricorrere al tribunale, che in taluni casi può decidere per il reintegro.

In Spagna la libertà di licenziamento è piuttosto ampia. Costituisce giusta causa perfino il 20% di assenze in un bimestre, anche se sono motivate da malattia. Altre fattispecie previste come giusta causa sono l’incapacità di adattarsi alle modifiche tecniche richieste. In caso di licenziamento illegittimo, riconosciuto dal giudice, il datore di lavoro può scegliere fra reintegro del dipendente o la corresponsione di un indennizzo pari a 33 giorni di lavoro per ogni anno di anzianità. È prevista la tutela reale solo nel caso di mancato rispetto delle procedure previste dalla legge.

 

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