Modificare la password del pc del dipendente è mobbing

Nel 2011 la sezione lavoro del Tribunale di Bologna ha esaminato una controversia riguardante una dipendente che aveva denunciato una serie di comportamenti vessatori da parte del datore di lavoro. Nel caso in questione una lavoratrice, licenziata durante una malattia, si lamentava di una serie di atti subiti in maniera sistematica. Seppur lecite singolarmente, queste azioni avrebbero costituito nel complesso una pratica di mobbing sul lavoro. Tra queste la ricorrente aveva sottolineato la modifica della password del computer, la disattivazione del cellulare aziendale e anche il cambio della serratura della porta dell’ufficio, tutto questo in sua assenza.

Con la sentenza n° 1068 15/12/2011 i giudici hanno riconosciuto l’esistenza di una condotta mobbizzante e hanno condannato il datore di lavoro al risarcimento del danno. Nelle motivazioni la Corte ha ribadito i caratteri costitutivi del mobbing (comportamenti vessatori posti in essere in modo sistematico, pregiudizio diretto sull’integrità psico-fisica del dipendente, nesso di causalità e prova dell’intento persecutorio) e ha rilevato la presenza di tutti questi elementi nel caso di specie.

Gli atti mobbizzanti sono stati compiuti da due preposti, su ordine del datore di lavoro. La responsabilità della condotta persecutoria dei dipendenti è stata ritenuta ascrivibile al datore di lavoro. Il disposto dell’art. 2049 c.c. pone in capo ai padroni e ai committenti la responsabilità per i fatti illeciti commessi nell’esercizio delle proprie incombenze dai loro dipendenti. La supremazia gerarchica dei dipendenti rispetto alla vittima implica una responsabilità e un risarcimento danni in capo al titolare. L’ordine impartito dal capo ai suoi dipendenti di ignorare e di non eseguire le richieste della vittima ha aggravato la posizione del datore di lavoro, che così ha dovuto rispondere per mobbing. L’art. 2087 c.c. infatti impone a quest’ultimo il dovere di prendere le misure necessarie per tutelare la salute fisica e psichica del lavoratore, prevenendo qualsiasi rischio per la sua incolumità.

 

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