TFR in busta paga? Intanto come recuperarlo per intero

Il Trattamento di Fine Rapporto è un’indennità che il datore di lavoro corrisponde al lavoratore subordinato al termine del rapporto di lavoro. Una forma di tutela economica la cui entità dipende dal numero degli anni di servizio. Il TFR, in un periodo di precariato diffuso, è corrisposto in più tranche dalle varie imprese che il lavoratore incontra sul suo percorso professionale, e si sta trasformando sempre più in una ricorrente indennità che arrotonda abbondantemente l’ultimo stipendio. Il premier Renzi, in queste ore di discussione sull’articolo 18, ha proposto l’integrazione del 50% del TFR nella busta paga mensile, che in questo modo aumenterebbe del 3,5%. Il provvedimento, che potrebbe rientrare nella legge di stabilità 2015, sta provocando reazioni contrastanti.

Oltre al problema della liquidità delle PMI, che in questo modo dovrebbero sostenere ulteriori aggravi finanziari, si discute dello spirito del TFR, che da “fondo di garanzia” per la pensione si trasformerebbe in un mero arrotondamento mensile a copertura di qualche spesa extra. L’idea di una liquidazione pagata a rate, in un quadro italiano di welfare a rischio di sforbiciate europee per il debito pubblico, risulterebbe contraddittoria proprio nel contesto della deprecarizzazione voluta da Renzi. Il tentativo politico di dare continuità ai contratti di lavoro dei giovani, sebbene con tutele diverse rispetto al passato,  si scontra con la parcellizzazione delle garanzie economiche future, rappresentate proprio da un TFR accordato mese per mese. Un sacrificio del lontano domani, senza certezze sulle pensioni, in nome di un presente di crisi che assorbe le iniezioni di liquidità in forma di risparmio e non di consumi comprimibili. Con effetti sull’economia reale tutti da verificare.

Ma cosa succede se l’azienda non corrisponde al dipendente il TFR? Nel caso in cui l’impresa non versi la liquidazione il lavoratore può ricorrere a una diffida con raccomandata a/r da inviare al datore di lavoro, intimando di adire le vie legali in caso di mancato pagamento. In caso di insuccesso può chiedere al giudice, tramite legale, un titolo esecutivo nei confronti dell’azienda morosa. Se persiste l’inadempienza il lavoratore può richiedere l’esecuzione forzata oppure depositare un’istanza di fallimento. In caso di chiusura definitiva dell’azienda il dipendente può ottenere soddisfazione dei crediti del TFR chiedendo l’intervento del Fondo di Garanzia dell’INPS. Da segnalare la possibilità di ricevere la liquidazione anche in caso di mancata dichiarazione di fallimento qualora le garanzie patrimoniali, al momento dell’esecuzione forzata, non siano sufficienti a coprire interamente il debito.

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