Demansionamento: l’onere della prova del danno

Il demansionamento consiste nell’assegnazione di un dipendente a mansioni inferiori rispetto a quelle previste dalla sua qualifica professionale oppure alla sottrazione di compiti qualitativamente o quantitativamente rilevanti. Questa pratica, in linea generale, è vietata dall’art. 13 dello Statuto dei Lavoratori, ma prevede delle eccezioni giurisprudenziali. Il Jobs Act, in dibattito alla Camera, intende regolare normativamente questa vicenda. Il danno da demansionamento pone un problema di onere della prova, che la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha risolto con la sentenza n. 6575/2006.

L’onere della prova del danno da demansionamento è a carico del lavoratore. La Cassazione ha sancito che il dipendente ha il dovere di dimostrare quali aspettative siano state frustrate dal demansionamento o dalla forzata inattività e quali pregiudizi per la propria vita siano stati cagionati da queste decisioni. Dall’opportuna esposizione davanti ai giudici di queste prove dipende l’ottenimento di un risarcimento danni, che possono essere di tipo biologico, morale, professionale ed esistenziale. Non è sufficiente quindi denunciare davanti ai giudici il puro e semplice demansionamento per richiedere legittimamente il risarcimento al datore di lavoro.

Al dipendente spetta quindi l’onere della prova per ottenere il riconoscimento del danno, ma il demansionamento comporta ex se una presunzione di colpevolezza. La sentenza della Corte di Cassazione n. 6572/2006 ha dichiarato il demansionamento un inadempimento contrattuale da parte del datore di lavoro, secondo l’art. 1218 cod. civ..

La Corte di Cassazione ha messo fine, con la sentenza 6575/2006, ad un annoso conflitto giurisprudenziale in materia di onere della prova del danno da demansionamento. Secondo un primo indirizzo la dequalificazione rappresenta una fonte automatica di danno (in ipsa re), senza necessità per il lavoratore di provare l’effettiva perdita di opportunità professionali o del peggioramento delle proprie condizioni di vita. Di altro avviso l’orientamento di altre Corti che impone al lavoratore un onere della prova, attraverso l’indicazione del tipo di danno subito. Un compromesso tra le due linee è rappresentato dalla prova presuntiva del danno. Secondo questo indirizzo al lavoratore spetta provare il danno mentre il giudice deve valutare il tipo di danno derivante dalle circostanze di fatto presentate dal dipendente.

 

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