Licenziamento ritorsivo: l’onere della prova spetta al lavoratore

Il licenziamento ritorsivo è un atto recettizio che viene intimato dal datore di lavoro come rappresaglia a seguito di un comportamento legittimo da parte del dipendente. La sentenza della Corte di Cassazione sez. lavoro n° 8975/2014 ha stabilito che una reazione ingiusta ed arbitraria, che comporta l’allontanamento del dipendente dal posto di lavoro, rientra tra le fattispecie di licenziamento discriminatorio. Il caso ha riguardato un dirigente di una società consortile che ha messo in atto comportamenti assai conflittuali nei confronti del presidente della società stessa. La vicenda si è conclusa con il reintegro del dirigente.

L’onere della prova in caso di licenziamento di natura ritorsiva è a carico del lavoratore, che deve dimostrare la pretestuosità delle motivazioni addotte nell’atto. La sentenza della Cassazione 17100/2011 da questo punto di vista è illuminante. Il caso ha coinvolto un dipendente licenziato per superamento del periodo di comporto. Il ricorrente ha lamentato una ritorsione a seguito della sua iscrizione al sindacato. Il licenziamento è stato intimato ben 8 mesi dopo la scadenza del periodo di malattia ma a soli 10 giorni dalla sua adesione all’organizzazione. La Cassazione ha riconosciuto l’onere probatorio in capo al dipendente in caso di provvedimento espulsivo per rappresaglia, che deve essere dimostrata con prove circostanziate.

La difficoltà di questa procedura, che risulta talvolta complicata, viene attenuata dal D. Lgs. 150/2011 che contiene disposizioni anti-discriminatorie basate sulla direttiva 2000/78/CE. Questa normativa prevede una speciale tutela per il lavoratore che lamenta una discriminazione o una ritorsione, fornendo a titolo di prova elementi che possano far presumere l’esistenza di “atti, patti o comportamenti discriminatori”. In questo caso la legge prevede un bilanciamento degli oneri probatori: spetta al datore di lavoro la dimostrazione dell’insussistenza del carattere ritorsivo o discriminatorio del licenziamento. Questa norma, fino alla riforma Fornero del 2012, è stata applicata raramente. Il mutato panorama giuridico delle tutele in ambito del lavoro potrebbe aumentare la frequenza di richiamo di questa normativa.

 

 

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