Il mobbing all’estero: una breve comparazione europea

Gli abusi sul posto di lavoro sono un problema non solo italiano ma anche europeo. La giurisprudenza al di là delle Alpi, soprattutto nei Paesi scandinavi, ha costituito un evoluto ed avanzato modello nella tutela del dipendente nei rapporti di lavoro. Il riconoscimento giuridico del mobbing all’estero, come danno psicologico derivante da comportamenti degradanti da parte del datore di lavoro o del proprio superiore, ha trovato le sue basi scientifiche negli studi del Prof. Heinz Leymann negli Anni ’80. Ma solo nel corso degli Anni ‘90 la Norvegia e la Svezia si sono dotate di strumenti giuridici atti a combattere forme di molestia sul posto di lavoro.

Un anno di svolta nella storia della lotta al mobbing all’estero è rappresentato dal 1993, quando in Svezia l’Ente nazionale per la Salute e la Sicurezza Svedese emanò un’ordinanza che prevedeva esplicite sanzioni contro qualsivoglia forma di “persecuzione psicologica” nell’ambiente di lavoro. Queste azioni ostili nei confronti del dipendente dovevano concretizzarsi in una finale emarginazione “dalla collettività che opera nei luoghi di lavoro”. Le responsabilità del datore di lavoro diventano automaticamente presunte in caso di mancata applicazione di determinati standard di tutele e garanzie nei confronti del lavoratore subordinato. Simile normativa verrà poi adottata dalla Norvegia che, nel 1994, ha riformato la legge sulla tutela dell’ambiente di lavoro. Ma già dal 1993 la Suprema Corte norvegese aveva riconosciuto i diritti del lavoratore dipendente in materia di mobbing.

La Germania invece non prevede una tipica normativa per combattere il fenomeno del mobbing ma le tutele a livello giurisprudenziale restano solide. Grazie a un’interpretazione estensiva dei primi articoli della Costituzione federale tedesca e dell’art. 618 del codice civile in materia di rapporti di debito il giudice può imporre a datori di lavoro risarcimenti per danni in caso di mobbing. Successivamente altre normative hanno coperto altri vuoti in tema di rapporti di lavoro ma il trattamento non organico della materia espone il datore di lavoro anche a rischi di carattere penale.

In materia di mobbing all’estero la Francia rappresenta un battistrada in ambito europeo. Con la legge del 2002 il Paese transalpino diventa il secondo ordinamento dopo la Svezia a ricorrere a strumenti giuridici propri per affrontare la piaga del mobbing. L’harcélement moral diviene così una fattispecie in cui il lavoratore subisce condotte degradanti a livello morale sul posto di lavoro tali da compromettere non solo le sue condizioni di salute psichica e fisica ma anche il suo avvenire professionale. L’atto di arrecare pregiudizio al dipendente si configura in una serie di situazioni che dagli abusi giungono fino a modificazioni contrattuali ricattatorie del rapporto di lavoro.

Credits Image Wikipedia

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