Mobbing da Articolo 18: una situazione molto particolare

In Italia si discute molto in questi giorni dell’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che prevede il reintegro obbligatorio in azienda in caso di riconoscimento di licenziamento senza giusta causa. La riforma prevista dal Jobs Act eliminerebbe il vincolo del reintegro, optando per un’indennità via via crescente. Ma com’è la vita dei licenziati reintegrati? Si scoprono atti di mobbing come rappresaglia per la causa vinta.

I casi di mobbing post-reintegro da Articolo 18 sono tutt’altro che infrequenti. Si è registrato un caso di un operaio meccanico che, a seguito di un licenziamento riconosciuto dal giudice come illegittimo, ha deciso di tornare in azienda con il medesimo stipendio. La situazione dopo il suo ritorno si è aggravata: vessazioni quotidiane da parte dei capi, spostamenti indesiderate di turno, continui richiami hanno costretto l’operaio a dimettersi, a fronte di poche mensilità di indennità concordata con i datori di lavoro. Un altro caso di mobbing, senza ricorso al giudice, ha riguardato un dipendente di un’azienda, licenziato in tronco per le sue opinioni politiche. Le motivazioni addotte dal datore di lavoro non hanno convinto il giudice, che ha ordinato il suo reintegro. Il ritorno al lavoro è stato traumatico: un ambiente lavorativo ostile creato ad arte dal padrone dell’azienda ha provocato anche stavolta l’abbandono del posto di lavoro da parte del lavoratore.

La crisi ha ostacolato la pratica della cosiddetta monetarizzazione del reintegro. A fronte di una sentenza favorevole per il lavoratore, il dipendente e il datore di lavoro trovavano un accordo economico compensativo, tale da consentire una serena ricerca di un nuovo posto di lavoro. Con la crisi le occasioni di ricollocazione professionale e occupazionale si sono ridotte e questo accordo è ora molto più difficile da trovare. Chi riconquista il lavoro se lo tiene. Questo quadro mutato ha cambiato anche l’atteggiamento del datore di lavoro, che sempre più spesso ricorre a strategie di mobbing per costringere il dipendente ad allontanarsi dal posto di lavoro. E, a causa della crisi, sono sempre più frequenti i casi di resistenza ad oltranza. Meglio soffrire a denti stretti che perdere uno stipendio sicuro. Mobbing figlio della disoccupazione di massa.

 

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