Mobbing in Italia: un’interpretazione estensiva di vecchie leggi

Il mobbing in Italia non ha previsioni esplicite a livello normativo né sul piano civile né sul piano penale.  Il concetto si è affermato giuridicamente grazie a una serie di interpretazioni estensive di disposizioni di rango legislativo e costituzionale. In ambito civile il mobbing assume una sua dignità giuridica per mezzo dell’art. 2087 del c.c., che impegna sul piano contrattualistico il datore di lavoro ad assumere ogni misura necessaria ed idonea per tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori. Il mobbing in Italia rappresenta quindi fonte di responsabilità contrattuale. Il danno arrecato nei confronti della personalità morale dei lavoratori è quindi da intendere nella sua intera sfera psicofisica. Questa lesione comporta sul piano civile anche una responsabilità contrattuale per violazione dei principi di buona fede e di correttezza, previsti dagli artt. 1175 e 1375 del c.c.. Completa il quadro il principio del neminem laedere, affermato dall’art. 2043 c.c..  Le conseguenze del danno ingiusto, in questo contesto, si estendono anche alla sfera biologica, intesa come menomazione dell’integrità psicofisica.

I fondamenti del concetto di mobbing in Italia si ritrovano anche in disposizioni di rango costituzionale. L’art. 32 Cost. sancisce il diritto fondamentale alla salute mentre l’art. 41 Cost. afferma che l’iniziativa economica non può recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Dal combinato disposto di questi due articoli ne deriva un inalienabile diritto alla salute e alla dignità nel contesto dei rapporti di lavoro, valore peraltro tutelato dalla Carta con l’art.3. La giurisprudenza, sulla scorta di studi scientifici di Psichiatria, ha quindi riconosciuto un nesso causale fra condotte persecutorie da parte del datore di lavoro e malattia di carattere psichico.

Sul piano penale in Italia non si configura una fattispecie tipica di mobbing, ma gli atti persecutori sul posto di lavoro sono ascrivibili a diversi articoli del codice penale, tra cui l’art. 572 sui maltrattamenti in famiglia. L’interpretazione estensiva intende come “maltrattamenti” atti molesti rivolti non solamente a persone appartenenti alla famiglia ma anche a “soggetti deboli” o persone “facilmente aggredibili”. Il concetto di famiglia è esteso a consorzi di persone che per le loro relazioni intrattenute sono impegnate da obblighi di reciproca assistenza e solidarietà in un ambito di convivenza. Nel caso del mobbing il lavoratore rientra fra i soggetti deboli, in quanto il rapporto di lavoro è sbilanciato a favore del datore di lavoro, e l’ambiente di lavoro si configura come un mutuo rapporto di convivenza, visto l’elevato numero di ore trascorso sul posto di lavoro.

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