Mobbing e onere della prova: un’altra pronuncia della Cassazione

La Corte di Cassazione, con la sentenza n° 19782, è tornata a pronunciarsi sulla questione mobbing sul lavoro, analizzando nel merito l’onere della prova. Il caso ha riguardato un lavoratore che ha chiamato in causa la sua società datrice di lavoro per aver subito una presunta condotta mobbizzante. La richiesta di accertamento delle responsabilità e del nesso causale fra presunti atti persecutori e patologie contratte è stata rigettata in primo e in secondo grado rispettivamente dal Tribunale e dalla Corte d’Appello. Le motivazioni dei giudici si sono riassunte nell’assenza di prove sufficienti a dimostrare la sussistenza degli elementi strutturali del mobbing, sia sul piano oggettivo (frequenza e ripetitività della condotta mobbizzante) sia sul piano soggettivo (l’intenzione di provocare danni). Il lavoratore ha deciso così di ricorrere in Cassazione, per ottenere il risarcimento del danno da mobbing.

La sentenza degli Ermellini si è rivelata sfavorevole al dipendente, che ha visto rigettato il proprio ricorso. I fatti dedotti dall’appellante si sono rivelati insufficienti a provare il mobbing. La Cassazione ha ribadito infatti la necessità per il lavoratore di produrre prove che dimostrino la compresenza degli elementi costitutivi del mobbing stesso.

Come confermato dalla sentenza il mobbing sul lavoro è un fenomeno che presenta:

  • una serie di comportamenti di carattere persecutorio posti in essere dal datore di lavoro o da altri dipendenti sotto l’autorità del datore di lavoro stesso.
  • la reiterazione nel tempo o sistematicità delle condotte vessatorie.
  • l’intento persecutorio che identifica i comportamenti sotto un unico genere.
  • l’evento lesivo della salute o della dignità del lavoratore.
  • il nesso causale fra condotte mobbizzanti e patologie riscontrate nella vittima.

L’onere della prova è a carico del lavoratore quando l’intento è quello di dimostrare la relazione di causa ed effetto fra condotta mobbizzante e danno subito, che sia di carattere biologico, morale o esistenziale. Risulta invece a carico del datore di lavoro l’onere della prova dell’adozione delle cautele imposte dall’art. 2087 c.c. a tutela del lavoratore. Queste devono avere come fine la salvaguardia dell’integrità psichica e fisica del dipendente.

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